Paesi Bassi: una storia che fa riflettere
L’allevamento è un settore importante per l’Olanda, che è tra i maggiori esportatori di carni e latte dell’Unione europea nonostante che la sua superficie sia di poco inferiore a quella di Lombardia e Veneto insieme. Per decenni i suoi governi hanno incoraggiato e finanziato allevamenti e coltivazioni intensivi. Nei Paesi Bassi, con una popolazione di 18 milioni di abitanti e una densità di 521 abitanti per Km2, si allevano 10 milioni di capi di suini, 3,7 di bovini e oltre cento milioni di avicoli. E’ perciò facile intuire come tutto ciò produca notevoli problemi ambientali soprattutto per quanto riguarda l’inquinamento da azoto.
Gli allevamenti intensivi sono una delle principali fonti di inquinamento da azoto, sia in atmosfera che nell’acqua e nel suolo. L’uso massiccio di fertilizzanti azotati, la gestione delle deiezioni animali e la produzione di gas serra contribuiscono significativamente all’inquinamento.
L’inquinamento da azoto è un problema ambientale serio che riguarda sia l’inquinamento dell’aria sia quello dell’acqua, con conseguenze negative sulla salute umana e sugli ecosistemi. I principali inquinanti azotati sono i nitrati e gli ossidi di azoto, con il biossido di azoto (NO2) come inquinante più preoccupante.
Da anni la Commissione europea ha lanciato l’allarme, dato che per lungo tempo gli agricoltori olandesi, in virtù delle dimensioni ridotte del loro territorio , erano stati autorizzati a spargere sui terreni agricoli i reflui dei loro allevamenti in misura maggiore di quanto consentito agli altri Paesi dell’Unione .
Gli agricoltori olandesi potevano versare tra 230 e 250 kg di azoto per ettaro all’anno, mentre in gran parte degli altri Paesi dell’Ue la quantità era limitata a 170 kg. Nel 2022 La Commissione ha annunciato che questa eccezione alle regole andava gradualmente eliminata.
Ma già nell’estate del 2019, il Consiglio di Stato olandese, il più alto tribunale amministrativo dei Paesi Bassi, aveva stabilito che per proteggere le aree di interesse ambientale (Natura 2000 ) bisognava ridurre le emissioni di ossido di azoto del 50 per cento entro il 2030, e quindi, tra le altre cose, dimezzare la quantità di bestiame e chiudere grandi aziende agricole.
A seguito di queste vicende negli ultimi mesi del 2019 migliaia di trattori guidati da agricoltori provenienti da tutto il Paese avevano occupato una delle piazze centrali dell’Aia, la capitale politica, minacciando di prendere il controllo del Parlamento. Ampi tratti della rete autostradale erano stati bloccati da 1.136 chilometri di code, rendendo i Paesi Bassi testimoni del più grande ingorgo stradale di sempre.
A prendere parte alle manifestazioni erano stati esponenti sia dell’agricoltura imprenditoriale-industriale sia dell’agricoltura a conduzione familiare di piccola scala. Ciò che emergeva distintamente dalle proteste era l’inquietudine generale di tutti gli agricoltori, sebbene con preoccupazioni, esigenze e quindi richieste molto diverse tra loro.
La protesta dei contadini, iniziata con una manifestazione nell’ottobre 2019, si era però interrotta nel giro di poco tempo perché il Ministro dell’Agricoltura del tempo aveva promesso che per la durata del suo mandato non ci sarebbe stato il dimezzamento del bestiame.
Come osservava J.D. van der Ploeg nel 2020 : ”il movimento contadino attualmente emergente rappresenta fondamentalmente un populismo regressivo. Ignora la multiforme crisi dell’agricoltura (legata all’uso sempre crescente di azoto, pesticidi ed energia che contribuiscono alla crisi climatica e alla perdita di biodiversità) e i processi politico-economici e le relazioni di potere ineguali che ne sono alla base. Sebbene questo movimento crei molte cortine fumogene, è essenzialmente la lotta per la riproduzione dello stesso ordine che dà un contributo sostanziale a queste molteplici crisi. Come mostra il confronto internazionale, questa nuova forma di populismo rurale di destra riflette il grado in cui l’agricoltura imprenditoriale ha interiorizzato la logica del capitale: necessita di un’espansione continua, sia per ragioni materiali che simboliche”.
Questa situazione è andata avanti fino al 2022 quando, dopo diversi pronunciamenti della Corte Ue e di tribunali nazionali, Il governo Rutte [ Mark Rutte è stato, con varie maggioranze, a capo del governo dei Paesi Bassi dal 2010 al 2024 ] ha presentato un memorandum sulle aree agricole che prevedeva di tagliare tutte le emissioni di azoto del 50% entro il 2030 . Ricordiamo che nel maggio 2020 la Commissione europea – Frans Timmermans vicepresidente al Green Deal – aveva presentato la strategia Farm to Fork .
Il piano governativo comportava la riduzione di un terzo del numero di capi di bovini, suini, ovicaprini e avicoli, con tanto di mappa dei compiti assegnati a ciascuna provincia: alcune avrebbero dovuto arrivare al 70%, le aree protette [Natura 2000] al 95%, con un anno di tempo per presentare piani dettagliati al governo.
Il piano del quarto governo Rutte – una coalizione di centro-destra – entrato in carica il 10 gennaio 2022 , stanziava a questo scopo 25 miliardi, una cifra senza precedenti per un paese ossessionato dal debito, dove agricoltori e allevatori hanno un reddito decisamente alto rispetto alla media dell’Ue. Il piano includeva aiuti e finanziamenti agli allevatori per trasferirsi, uscire dal settore e cambiare attività o passare a metodi di allevamento meno intensivi con meno animali e su superfici più ampie. Solo in ultima istanza, il governo si diceva pronto a espropriare le imprese agricole che non avessero accettato gli incentivi su misure volontarie, ma con compensazioni finanziarie significative.
Il piano lanciato agli inizi del 2022 con l’approvazione dell’Unione europea, come già nel 2019 è andato però a toccare un nervo scoperto in questo piccolo stato dove l’agricoltura e l’allevamento fanno parte dell’identità nazionale.
Ne sono seguite nuovamente grandi manifestazioni di protesta. Decine di migliaia di agricoltori sono scesi in piazza dando vita a proteste rumorose, con occupazioni e blocchi stradali, negozi di alimentari e supermercati in difficoltà di approvvigionamento a causa dei blocchi e la casa del ministro dell’Agricoltura ricoperta di sterco animale. Questi sono stati solo gli effetti più vistosi provocati dalla protesta degli agricoltori nei Paesi Bassi, determinati a imporre uno stop ai piani governativi che miravano a ridurre drasticamente le emissioni di composti di azoto e ammoniaca dovute al settore agricolo e dell’allevamento entro il 2030.
I lavoratori del settore lamentavano di essere discriminati con regole severe, mentre altri settori inquinanti, come quelli dell’aviazione e dei trasporti, non sarebbero stati oggetto delle stesse restrizioni.
Un altro effetto rilevante è stata l’affermazione del Movimento dei Cittadini Agricoltori ( BoerBurgerBeweging, BBB), ideologicamente di centro-destra, entrato per la prima volta in Parlamento nel 2021, che ha sfidato Mark Rutte nelle elezioni provinciali del 2023 per il Senato. Il partito era stato fondato nell’ottobre del 2019 da Caroline van der Plas sull’onda delle proteste di agricoltori e allevatori che si opponevano alla strategia del governo per ridurre le emissioni di azoto che, già allora, proponeva la chiusura di numerosi allevamenti e la riduzione degli animali per allevamento. Il BBB si è schierato conto le politiche per il clima adottate dal governo Rutte, elevate a emblema di una classe dirigente che sacrifica posti di lavoro sull’altare della transizione economica verde. Si spiega così come il neonato partito, che alle elezioni per la Camera bassa del parlamento del marzo 2021 aveva guadagnato l’1% delle preferenze e un seggio, sia riuscito, solamente due anni dopo, a posizionarsi come primo partito in tutte le province, con la sola eccezione di quelle di Utrecht e dell’Olanda Meridionale dove, in ogni caso, è arrivato a pari merito con il partito della Sinistra Verde e con il VVD ( il partito di Mark Rutte). Molti cittadini non hanno capito perché gli agricoltori debbano chiudere le loro aziende. La tradizione e la conservazione sono risultati più forti e popolari in una parte dell’elettorato che ha percepito il piano Rutte come un’imposizione di un’élite cittadina – europea. I numeri ottenuti dal partito, euroscettico e conservatore, hanno minacciato la tenuta della maggioranza governativa nella Camera Alta.
Ancora più rilevante, sia pure con numeri molto inferiori, è stato il ruolo del BBB nelle elezioni succedute alla crisi della maggioranza del governo Rutte sul tema dell’immigrazione. Le elezioni tenute il 22 novembre 2023, in anticipo rispetto alla naturale scadenza della legislatura, prevista per il 2025, hanno certo ridimensionato il peso del BBB che ha ottenuto solo il 4,65% dei voti. Ma questo non gli ha impedito di ottenere sette seggi che si sono rivelati decisivi per la formazione nel luglio 2024 del nuovo governo olandese con l’euroscettico e islamofobo Geert Wilders, vincitore delle elezioni del novembre precedente.
Nel 2023-24 gli agricoltori e gli allevatori olandesi hanno fatto da apripista rispetto alle lotte dei “trattori” che hanno attraversato l’Europa. Possiamo dire che per loro sono state una prosecuzione di quanto fatto negli anni precedenti proprio perché le proteste erano una reazione contro le nuove politiche agricole europee e in particolare contro il Green Deal per le sue limitazioni sull’uso di fertilizzanti e pesticidi.
Oggi il Movimento cittadini contadini è al governo, in una coalizione guidata dall’estrema destra. Il problema dei liquami in eccesso resta in agenda ma il ministro dell’Agricoltura, la signora Femke Wiersma del BBB, vuole “ripristinare la fiducia degli agricoltori nella politica”. Così Wiersma ha presentato un “pacchetto di partenza” per facilitare i permessi ambientali e ritardare gli obiettivi climatici.
Tuttavia Greenpeace Olanda ha vinto la causa intentata contro il governo dei Paesi Bassi per non aver preso misure adeguate a ridurre i livelli di azoto nell’ambiente, dovuti in gran parte agli allevamenti intensivi. La sentenza che è stata emessa il 22 gennaio scorso ha confermato “che gli habitat naturali olandesi sono stati effettivamente deteriorati da questo tipo di inquinamento e che la normativa di riferimento non è stata rispettata dai Paesi Bassi”.
Venendo all’Italia, ricordiamo che il nostro Paese ha già ricevuto una prima lettera di mora, inviata dalla Commissione europea, nel 2018 e una successiva nel 2020, per arrivare poi, nel 2023, ad un “parere motivato“. Se l’Italia, e la Lombardia in particolare, non prenderanno subito provvedimenti, bisognerà risponderne di fronte alla Corte di Giustizia Europea e pagare ingenti sanzioni per non aver protetto adeguatamente le acque e la popolazione dall’inquinamento da nitrati provenienti da fonti agricole. Come documenta la Regione Lombardia stessa “Dei 413 comuni ubicati in Zone Vulnerabili ai Nitrati ( circa il 27% del totale) il limite di 170 kg N/ha/anno viene superato in 155 comuni (2 in meno rispetto al 2023), distribuiti prevalentemente nelle aree agricole di pianura delle province di Brescia (36%), Cremona (26%), Bergamo (17%) e Mantova (12%). A questi si aggiungono 10 comuni ubicati in ZnonVN in cui viene superato il limite di 340 kg N/ha/anno (con un incremento di 2 comuni rispetto al 2023)”.
Pubblichiamo qui di seguito la traduzione di un articolo di Euractiv del 29 aprile scorso che fa il punto della situazione nei Paesi Bassi.
Il piano dei Paesi Bassi per liberarsi dal “blocco” dell’azoto
L’Aia propone soluzioni rischiose per sbloccare la questione dei permessi ambientali e delle emissioni di azoto , che impatta sui settori dell’agricoltura e dell’edilizia .
Il governo olandese, che comprende il partito degli agricoltori BoerBurgerBeweging (BBB), ha presentato un piano per “rimettere in moto i Paesi Bassi” dopo che una sentenza nazionale dello scorso dicembre ha inasprito i requisiti ambientali per le imprese. [la sentenza impone una valutazione preliminare di impatto ambientale anche in casi prima non previsti, NdR]
“L’economia è completamente bloccata”, ha detto il ministro dell’agricoltura della BBB Femke Wiersma all’inizio del mese, aggiungendo che milioni di investimenti previsti in entrata nel paese sono stati congelati a causa dell’incertezza legale sui permessi di costruzione.
La coalizione di destra a L’Aia ha preso forma la scorsa primavera proprio sul “problema dei liquami” . Con poco spazio per gli alloggi, una delle più alte densità di bestiame bovino e suino nell’UE , e gli avvertimenti da Bruxelles sull’inquinamento idrico, il gabinetto ha ereditato dal precedente governo la questione scottante di cosa fare con l’eccessivo inquinamento da azoto, che per la maggior parte deriva dall’agricoltura.
Venerdì scorso, Wiersma ha presentato un “pacchetto di partenza” per sollevare migliaia di agricoltori e altri imprenditori dal limbo legale alleggerendo i permessi ambientali e ritardando gli obiettivi climatici.
Le ONG non l’hanno presa bene. “Ci vediamo in tribunale”, si legge in uno striscione esposto da Greenpeace fuori dalla riunione dei ministri di venerdì. La ONG ha vinto una battaglia legale sull’azoto lo scorso gennaio, quando un tribunale nazionale ha ordinato allo stato di ridurre significativamente l’inquinamento entro il 2030.
Wiersma ha spinto per rinviare fino al 2035, ma ha riconosciuto che il suo paese deve fare di più per ridurre le emissioni dall’agricoltura e stenderà un programma di uscita volontaria per gli agricoltori del valore di 750 milioni di euro.
La BBB ha rivendicato come una vittoria queste proposte, ma la più radicale Farmers Defence Force (DFF) ha criticato il piano come ingiustamente rivolto ai soli agricoltori risparmiando altre categorie di emettitori.
Delegazione a Bruxelles
Il governo definirà ad agosto il pacchetto sull’azoto e unirà le misure a livello nazionale con le pressioni per allentare le norme verdi dell’UE.
Sarà nominato un nuovo emissario per esercitare pressioni su Bruxelles. Uno degli obiettivi è quello di rivedere la mappa degli ecosistemi olandesi protetti dalla direttiva Habitat della UE, i cosiddetti siti Natura 2000.
Nel frattempo, sta perdendo slancio un’altra battaglia che la coalizione aveva promesso di portare alla capitale della UE.
I Paesi Bassi, così come l’Irlanda, perderanno la deroga alla direttiva sui nitrati entro la fine dell’anno, il che significa che gli agricoltori olandesi non potranno più diffondere liquami in misura maggiore rispetto ai loro vicini dell’UE.
La Commissione non è molto favorevole a prolungare l’attuale esenzione, e il fatto che il piano di Wiersma non parli di questo suggerisce che nemmeno il governo veda grandi prospettive
Dopo una visita nei Paesi Bassi all’inizio di questo mese, Jessika Roswall, Commissario europeo per l’ambiente, è stata chiara: “Una coltre di azoto incombe sul paese. Questo impatta sulla salute, sulla natura, sull’acqua che è inquinata ovunque”, ha dichiarato a Euractiv.
Lo chiamano Sapiens, ma non capisce che così facendo mette a repentaglio la sopravvivenza della specie; qualunque essere vivente (vegetale o animale) è più sapiens perchè mette al primo posto la salute e sopravvivenza della specie.