Prospettive del biologico in Francia

Settembre 10, 2025 0 Di storiedelbio

Recentemente è stato pubblicato uno studio sul “Futuro dell’agricoltura biologica in Francia di qui al 2040” commissionato dal MASA (Ministère de l’Agriculture et de la Souveraineté Alimentaire) dato che, dopo due decenni di crescita, dal 2022 il settore era stato colpito da una grave crisi.

Esso propone quattro scenari che esplorano, enfatizzandoli, differenti possibili futuri per il biologico. Come è noto il metodo degli scenari consente di esplorare diverse possibili traiettorie della realtà presente per far meglio fronte all’incertezza e individuare le sfide più importanti. Certo la realtà del biologico in Francia è piuttosto diversa dalla nostra, non solo dal punto di vista quantitativo. A tal proposito ricordiamo comunque che nel 2023 in Francia l’agricoltura biologica (AB) rappresentava il 14% delle aziende agricole, il 19% dei posti di lavoro in agricoltura, il 10,4% della superficie agricola utilizzata e il 6% delle vendite di prodotti alimentari.

Tuttavia pensiamo che la considerazione di tali scenari possa suggerire importanti riflessioni anche in relazione alla realtà italiana, che speriamo i nostri lettori vorranno condividere con i loro commenti.

A questo scopo pubblichiamo qui di seguito la traduzione di un articolo recentemente apparso su GoodPlanetMag’ ( Quels horizons pour l’agriculture biologique en France d’ici 2040 ? – GoodPlanet mag’ ) che, oltre a contenere una efficace presentazione dell’argomento e le considerazioni di autorevoli commentatori, fornisce anche una ricca documentazione di appoggio sui temi affrontati ( tutti i documenti richiamati possono essere oggetto di traduzione automatica).


Quali prospettive per l’agricoltura biologica in Francia entro il 2040?

Il settore biologico si trova in una situazione paradossale che rende incerto il suo futuro in Francia. Dopo una crescita quasi continua per quattro decenni, la filiera biologica sembra indebolita. “!Il settore biologico in Francia si trova ora a un punto di svolta decisivo, che giustifica una riflessione sul suo futuro”, scrivono gli autori del rapporto “Studio prospettico: Quali prospettive per il settore biologico francese entro il 2040?”.

Commissionato dal Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare (MASA), lo studio è stato realizzato dal Crédoc (Centro di ricerca per lo studio e l’osservazione delle condizioni di vita) e dalla società di consulenza specializzata nei settori agricolo e alimentare CERESCO. Il loro lavoro prospettico prevede quattro scenari per il futuro dell’agricoltura biologica e del suo marchio (AB). Non tutti vedono roseo il futuro del settore biologico, anche se questo dimostra la sua rilevanza nell’affrontare le sfide del secolo in corso. Lo studio di 240 pagine è stato consegnato nel marzo 2025, poi reso pubblico il mese successivo, prima di essere oggetto di una nota di analisi di quattro pagine nell’agosto 2025.

Secondo Olivier Chaloche, copresidente della FNAB (Fédération Nationale d’Agriculture Biologique): “Il ministero ha tratto dal rapporto una nota un po’ restrittiva. I media l’hanno ripresa presentandola come poco incoraggiante rispetto all’agricoltura biologica. Tre scenari su quattro riprendono tuttavia tutte le pratiche dell’agricoltura biologica. Questo è incoraggiante. Lo studio ribadisce inoltre ciò che si ripete da anni: se l’agricoltura biologica non viene sostenuta, ha difficoltà a svilupparsi“.

[Vedi anche: La crise de la Bio en temps de malaise agricole]

Alcuni dei quattro scenari evocano la scomparsa della filiera e del marchio. Tuttavia, secondo gli autori dello studio, ”esistono comunque vie per stimolare il settore biologico in futuro”.


Un rallentamento del biologico nonostante un certo successo

Questo studio, che sta facendo molto discutere, arriva in un momento particolare. Le norme di protezione dell’ambiente sono oggetto di aspre critiche e contestazioni a opera di una parte del mondo agricolo. Una tendenza incarnata dalla controversa legge Duplomb. Questa proposta di legge ha anche mobilitato contro di sé una parte dell’opinione pubblica con uno slancio di portata senza precedenti. “Il successo della petizione contro la legge Duplomb, che ha raccolto circa 2 milioni di firme, testimonia certamente l’intenzione di una parte dei cittadini di andare verso altre forme di agricoltura che non si basano sui pesticidi di sintesi”, afferma Olivier Chaloche.

D’altronde, l’agricoltura biologica risponde alle sfide ecologiche. Ma la transizione verso il biologico fatica ancora a convincere. Gli ultimi dati dell’Agence BIO pubblicati nel giugno 2025, relativi all’anno 2024, mostrano tendenze contraddittorie con un saldo positivo dell’1% tra produttori biologici entranti ed uscenti, accompagnato tuttavia da una diminuzione delle superfici biologiche di 56.197 ettari”. Le circa 62.000 aziende agricole che sono impegnate nel biologico in Francia, rappresentano 2.711.567 ettari, pari al 10,1% della superficie agricola francese. Quindi, l’obiettivo del 21% di coltivazioni biologiche entro il 2030 fissato dalla LOA (legge di orientamento agricolo) del 2024 sembra sempre più difficile da raggiungere. All’inizio del 2025, l’obiettivo è stato temporaneamente minacciato di ritiro dal Senato, ma “è stato salvato”, si rallegra Olivier Chaloche. Egli ritiene che questo obiettivo “sia sostenibile a condizione di comunicare maggiormente sul biologico per stimolare la domanda, di rispettare gli impegni relativi alla ristorazione collettiva del 20% di prodotti biologici e di beneficiare di un sostegno continuo e coerente da parte delle autorità pubbliche”.

[Vedi anche: La spécialiste de la régénération du microbiote des sols Céline Basset : « la survie de notre espèce dépend de cette fine couche située sous nos pieds et trop souvent négligée »]

D’altra parte, i prodotti biologici si vendono. Certo, il ritmo di crescita del settore sta rallentando, ma la spesa dei consumatori è aumentata dello 0,8% tra il 2023 e il 2024. Questi acquisti rappresentano il 6% degli acquisti alimentari dei francesi. Il settore biologico genera un fatturato di quasi 14 miliardi di euro. Secondo l’Agence BIO, gli acquisti delle famiglie rappresentano 12,2 miliardi di euro, ai quali “si aggiungono 826 milioni di euro di sbocchi nella ristorazione fuori casa e 1,2 miliardi di euro di esportazioni”.

Oggi, dopo la pandemia del Covid-19 , il biologico sta affrontando una crisi della domanda a causa dell’inflazione e del calo del potere d’acquisto ”, analizza Olivier Chaloche. “La Francia è in controtendenza rispetto ai suoi vicini europei. In Francia sono stati aboliti gli aiuti per la permanenza nell’agricoltura biologica, pensando che il mercato sarebbe stato in grado di subentrare, ma con questa crisi si vede chiaramente che non è proprio così”. Deplora la perdita di guadagni del settore dovuta al mancato rispetto degli impegni previsti dalla legge sugli acquisti biologici nel settore pubblico, che avrebbero potuto compensare il rallentamento della domanda da parte dei privati.

[Vedi anche:Consommation responsable, une tendance en repli qui traduit la contradiction entre la prise de conscience environnementale et le sentiment d’impuissance]

Lo studio commissionato dal MASA è stato realizzato prima della pubblicazione di questi dati [ dati riportati nell’articolo richiamato sopra ], ma già rilevava un calo del biologico nel 2020 con una diminuzione delle superfici coltivate e dei consumi. “Questi cambiamenti hanno portato gli attori del settore biologico a interrogarsi sul futuro del loro settore, in un contesto di rinnovata ambizione”, sottolineano gli autori del rapporto. Il suo obiettivo è quello di presentare le sfide che il settore biologico dovrà affrontare, cosa che fa elaborando quattro grandi scenari. “Si tratta di anticipazioni a scopo illustrativo che esplorano diversi futuri possibili: questa è l’ambizione dei redattori che cercano di chiarire le idee ai decisori. “Descrivono traiettorie di evoluzione volutamente contrastanti e non pretendono di descrivere in anticipo la realtà”, proseguono gli autori dello studio. Questi ultimi osservano inoltre che “si pone la questione di una possibile marginalizzazione del biologico rispetto ad altri approcci che mettono anch’essi in primo piano le promesse ambientali”.


Science (agronomiche e umane) fiction: 4 ipotesi di lavoro per immaginare l’agricoltura biologica nel 2040


Mentre il marchio AB festeggia i suoi 40 anni nel 2025, [ nel 1985 nasce in Francia il marchio AB – Agriculture Biologique, ancora oggi comunemente riconosciuto dal consumatore come logo del Bio ] le prospettive proposte mettono in luce il ruolo dell’agricoltura biologica nel rispondere alle sfide ambientali e sociali. Basandosi su tendenze già osservate o potenzialmente in atto, questi scenari riflettono anche le possibili risposte alle crisi ecologiche. Ne emerge che l’agricoltura biologica contribuisce alla transizione, ma che ciò non è necessariamente percepito. Due scenari prevedono quindi il suo declino o addirittura la sua scomparsa come filiera e marchio. Altri due mettono in evidenza il suo riconoscimento e la sua crescita.

Due scenari pessimistici tra arretramento, ripresa forzata e stagnazione dell’agricoltura biologica entro il 2040


Scenario 1: alla ricerca della crescita e poi della resilienza, il settore biologico non prioritario

Nello scenario 1 i relatori ipotizzano il proseguimento del “business-as-usual” che favorisce l’agroindustria e la globalizzazione. Le conseguenze sono quindi una scarsa attenzione all’ambiente e la ricerca del profitto a scapito della transizione. Ritengono quindi che in questo contesto, i prodotti biologici scompaiano dagli scaffali della grande distribuzione e il tessuto economico specializzato si sgretoli (ad esempio, molti industriali specializzati nel biologico falliscono). Ciò impedisce la ripresa del settore, un tempo auspicata, dopo la crisi del 2021-2023”.

Il biologico, come marchio, sopravvive a malapena: “la produzione agricola biologica, marginalizzata, si concentra su una clientela fedele e/o con un forte potere d’acquisto, che desidera consumare prodotti percepiti come sani e naturali”.

Ma, all’inizio degli anni ‘30, le società che hanno deciso di non prevenire le crisi vengono raggiunte da catastrofi e carenze (energia, fertilizzanti e prodotti fitosanitari). Alla fine, questo crollo del modello di agricoltura intensiva porta a una trasformazione forzata dell’agricoltura. “In questo contesto di sobrietà imposta, le pratiche agricole biologiche, che consumano meno input, si sviluppano in pochi anni, ma senza essere formalmente certificate”.

[Vedi anche: Jean Verdier, président de l’Agence BIO : « l’Agence BIO ne doit pas devenir le symbole d’une casse politique »]

Non siamo sorpresi di vedere una generalizzazione delle nostre pratiche in questi lavori, poiché si tratta solo di un ritorno alle basi dell’agronomia al posto della chimica”, spiega Olivier Chaloche, co-presidente della FNAB. “Allungare la rotazione, reintegrare la materia organica nel suolo, sostituire la chimica con il lavoro meccanico sono già pratiche che condividiamo regolarmente sul campo con i nostri colleghi convenzionali nell’ambito di gruppi di scambio tecnico”.


Scenario 2: «Terza via» trionfante e settore biologico marginalizzato

Lo scenario 2 ipotizza uno scenario meno radicale rispetto al crollo del settore. Questo scenario immagina una maggiore attenzione alle questioni ambientali da parte dei consumatori, alle quali le aziende cercano di dare una risposta.

Questo scenario prevede piuttosto l’emergere di alternative al biologico, promosse da grandi aziende agricole e grandi imprese. Questi attori, spesso transnazionali, “si appropriano di queste nuove regole del gioco. Cercano di distinguersi gli uni dagli altri mettendo in evidenza le loro azioni a favore della sostenibilità”. Inoltre, “accompagnano l’implementazione di percorsi tecnici più ambiziosi dal punto di vista ambientale (ad es. salute del suolo), ma meno esigenti di quelli dell’agricoltura biologica”.

[Vedi anche: Peut-on vivre d’une forêt-jardin ? le nouveau rêve de Charles Hervé-Gruyer]

Questa base di lavoro prevede quindi una forma di miglioramento volontario nella produzione agricola e alimentare. Tuttavia, ciò non va necessariamente a vantaggio del settore biologico, poiché quest’ultimo rimane minoritario. All’orizzonte 2040, i prodotti biologici rappresentano meno del 3% della spesa alimentare delle famiglie (contro il 5,6% nel 2023)”. Il consumo di prodotti biologici persiste solo in categorie socioeconomiche molto specifiche, riflettendo le disuguaglianze già osservabili. “Solo una piccola parte dei consumatori continua ad acquistarli. Si tratta in particolare di giovani laureati, ben informati e spesso impegnati, poco inclini a consumare i prodotti della “terza via”, e di persone più anziane, convinte da tempo”. Una situazione simile a quella attuale, in cui, a causa del prezzo e di un’offerta non sempre accessibile, il biologico sembra ancora limitato a una minoranza disposta a pagare per acquistarlo.


Due scenari più ottimistici per il 2040 che sollevano tuttavia la questione dei requisiti di qualità

Le altre due visioni prospettiche mettono in evidenza il ruolo dell’agricoltura biologica nella transizione ed è possibile, con alcune sfumature, intravedervi una forma di successo, nonostante le sfide da affrontare.


Scenario 3: uno standard biologico “alleggerito” per un settore competitivo e generalizzato

Il terzo scenario elaborato è inequivocabile già dal suo titolo. All’inizio del decennio 2030, dopo una serie di crisi climatiche, gli Stati nutrono grandi ambizioni per la transizione, anche per quanto riguarda il modello agricolo.

Quindi, “a livello europeo, gli attori delle filiere biologiche francesi si uniscono per far riconoscere il biologico come riferimento per la produzione agricola” e “un nuovo Green Deal fissa obiettivi ambientali ambiziosi, come l’eliminazione dei prodotti fitosanitari entro il 2040.” La transizione è iniziata, “le ambizioni ambientali si affermano, ad esempio attraverso l’introduzione di tasse sugli input

Tuttavia, la forte domanda e l’aumento dei volumi da produrre portano a una revisione delle norme di produzione. “Sotto l’influenza della distribuzione generalista e di attori economici polivalenti, che operano sia nel settore biologico che in quello convenzionale, il disciplinare del biologico europeo viene reso più flessibile su alcuni aspetti”.

[Vedi anche: Loi Duplomb, suppression des ZFE, tentative de moratoire sur les renouvelables, des retours en arrières politiques en opposition avec ce que la science dit sur l’écologie]

Ciò non impedisce una profonda trasformazione delle abitudini di consumo e di produzione. I consumatori si dimostrano più desiderosi di mangiare sano sia per la loro salute che per il pianeta, anche essendo disposti a pagare il giusto prezzo, mentre “il parere scientifico su questi aspetti è presente nei media”. E i prodotti biologici si trovano “anche più presenti sugli scaffali dei supermercati. Nel 2040, il biologico è in crescita, nonostante i dibattiti in corso, ad esempio sui disciplinari concorrenti”.


In questa ipotesi, i prodotti biologici sono 5 volte più presenti nel carrello della spesa dei francesi rispetto ad oggi: “i prodotti biologici raggiungono il 30% della quota di mercato in Francia”. Commentando questo scenario, Olivier Chaloche della FNAB ricorda la necessità di essere vigili riguardo “ai requisiti delle specifiche dell’agricoltura biologica” e precisa che l’organizzazione si riconosce piuttosto nel quarto scenario.


Scenario 4: verso un’agricoltura e un’alimentazione biologiche predominanti

L’ultimo scenario va oltre e delinea un’ambizione ecologica più forte. Ciò si traduce in una rimessa in discussione del libero scambio dei prodotti agricoli e in un investimento massiccio per garantire la transizione dall’agricoltura convenzionale a quella biologica. “Contemporaneamente, le autorità pubbliche cercano di modificare i modelli di consumo. Viene istituita una sicurezza sociale alimentare e viene creata una tassazione specifica per i prodotti che hanno il maggiore impatto negativo sulla salute e sull’ambiente”. Gli autori arrivano persino a ipotizzare che tutti i negozi di alimentari dovranno offrire almeno un quarto di prodotti biologici nel 2035. A queste quote si aggiungerebbe un’etichettatura, sotto forma di punteggio, semplice, chiara e precisa, al fine di sensibilizzare il consumatore. Tale punteggio sarebbe composto da “indicatori relativi alla salute e all’alimentazione, alle emissioni di gas serra, alla conservazione delle risorse (acqua, suolo, biodiversità)”. Infine, questo scenario rivede al rialzo anche le ambizioni in materia di ristorazione collettiva: ”le autorità pubbliche rendono più stringenti gli obiettivi relativi alla presenza di alimenti biologici, vegetali e locali nei menù, nonché il controllo di tali obiettivi”.

[Vedi anche: Un guide pour préserver dans le même temps sa santé et la planète]

Gli autori sottolineano che, sebbene la loro ipotesi metta in luce il successo del biologico, questo non è garantito e il biologico rimane oggetto di discussioni sul modo in cui viene definito. Scrivono ad esempio che in questo quarto scenario “nonostante un sensibile aumento dei budget della ristorazione collettiva, a seguito dei numerosi dibattiti tenuti sull’alimentazione, i mezzi rimangono eterogenei e vengono prese alcune libertà rispetto alle direttive nazionali (origine UE piuttosto che locale, ecc.)”.


Raccomandazioni per preservare e sviluppare il biologico

Dopo aver elaborato questi scenari, i relatori raccomandano di mantenere e rafforzare il sostegno al settore biologico. Olivier Chaloche insiste: “se vogliamo che il biologico si generalizzi, abbiamo bisogno di un sostegno coerente e costante”.

Aggiunge: “seguiremo con attenzione i dibattiti sul bilancio in Parlamento e ricorderemo al ministro dell’Agricoltura e al ministro del Bilancio che una politica pubblica efficace si concepisce in modo continuativo, non con uscite opportunistiche”.

Infine, per concretizzare gli scenari più ottimistici per il biologico, il presidente della FNB ritiene che esistano tre leve: una comunicazione più incisiva sui benefici sanitari e ambientali del biologico nei confronti dei consumatori, uno sviluppo degli appalti pubblici che rispetti l’impegno del 20% di prodotti biologici nella ristorazione fuori casa. Tuttavia, secondo Olivier Chaloche, la situazione varia a seconda degli enti locali: “oggi siamo tra il 6 e il 7%, mentrealcuni comuni stanno al gioco con il 50% o addirittura il 100% di prodotti biologici. Speriamo che questo approccio sia nell’agenda dei candidati alle prossime elezioni comunali».

Julien Leprovost – Publié le : 28 Août 2025


Per saperne di più

Les chiffres clés – Agence Bio

Le communiqué de la FNAB Prospective Bio 2040 : le gouvernement doit suivre les recommandations qui lui sont faites

Già apparsi su GoodPlanet Mag’

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